venerdì 18 giugno 2010

Vendo tutto

Da qualche mese su radio 24 alle ore 16.00 c'è una trasmissione che si chiama "vendo tutto". Quando posso l'ascolto e trovo l'autore e conduttore Matteo Caccia molto bravo. Nell'ambito dell'iniziativa Radio incontri, è stato organizzato un concorso tra gli ascoltatori della trasmissione: si doveva individuare un oggetto da vendere e poi raccontarne la storia. Ho provato a partecipare perchè il 6 giugno del 2010 ho venduto un bel po' dei miei fumetti e  di seguito c'è il mio racconto. Non ho vinto ma ho avuto l'onore di sentire letti da Matteo Caccia parte del mio racconto e comunque sono stato inserito nella cinquina di riserva, ma i primi cinque hanno confermato la presenza alla premiazione e asta di Riva del Garda di domani. Ma io il mio premio l'ho già avuto: raccontare una parte di me al mondo.

L’oggetto

I primi venti numeri originali di Nathan Never.

Il Racconto

6 giugno 2010

Il titolo del mio racconto è una data, quella di domenica prossima. Perché questa data? Perché in quel giorno proverò a vendere la mia collezione di fumetti Bonelli (Dylan Dog, Martin Mystere, Julia, Nathan Never) in un mercatino organizzato per venditori non professionali. Non è detto che ci riesca e non perché mancheranno i compratori (può essere) ma perché tremo all’idea di aprire le scatole di cartone contenenti i miei fumetti.
Ma è meglio che prosegua la mia storia seguendo l’ordine temporale.
Ho cominciato a leggere e a comprare i fumetti Bonelli all’età di diciannove anni e ho smesso attorno ai trentatre. Non ho proprio smesso, quando capita li leggo ancora, in fondo non c’è niente di meglio che avere una bella storia di Julia in Eurostar: il tempo del viaggio è giusto quello di un episodio. Ma da qualche anno non ho più né la voglia di aspettare con ansia l’uscita dell’ultimo numero né quella di conservare i numeri già letti. Leggo anche altri fumetti ma questa è un’altra storia magari buona per un altro concorso.
Quindi ho cominciato poco dopo la fine della maturità e ho finito quando per me sono cambiate tante cose. A trentatre anni mi sono come svegliato da un lungo sonno e ho fatto un esame di coscienza. Il risultato: mi sono fatto schifo. Ero così obeso da non riuscire ad aprire una porta girevole di una banca o da non potere entrare in un’apparecchiatura di una TAC. Non posso barare: era finita una lunga storia d’amore durata senza motivo decisamente troppo e alla quale avevo comodamente affidato un triste progetto di vita di coppia che fortunatamente non si è mai realizzato. Eppure in quattordici anni di cose ne avevo fatte, ma mi mancano tutte le emozioni che ho provato perché semplicemente non me le ricordo. Ho smesso di praticare Judo quando mi ero reso conto di essere diventato la parodia di un atleta e quando mi sono trovato in rotta con la mia società che era sempre la stessa da anni. Cosa ho provato in quel momento? Dove era la mia rabbia di allora? Sempre in quel periodo mi sono laureato e anche di quel momento mi ricordo davvero poco; poi ho cominciato a lavorare e poi è arrivata la fine della mia storia d’amore, sempre come se tutto questo fosse capitato ad un altro. Forse perché pensavo che tutto quello che avevo era il massimo che avrei mai potuto sperare? Ho perso la memoria di tutte le emozioni provate allora. L’unica cosa che mi ricordo bene è che leggevo i fumetti e quando avevo finito li rileggevo, se i nuovi non erano ancora usciti o se non avevo abbastanza soldi per comprarli.
Prima di domenica dovrò aprire le scatole e avrò paura di trovarci qualcosa di doloroso: chissà se  riprendere in mano quei fascicoli potrà farmi ricordare cosa provavo allora, quale rabbia è rimasta sepolta in quelle scatole ammuffite e quali frustrazioni mi hanno anestetizzato alle mie emozioni. È tempo di provare a riconciliarmi con quella parte della mia vita che stento a credere di aver vissuto.
La collezione è rimasta nell’abitazione dei miei genitori nonostante abbia fatto tre traslochi: nelle case dove sono andato ad abitare non c’era mai abbastanza spazio e comunque poco mi interessava portarmela dietro: c’erano cose nuove da comprare e spazi nuovi da riempire non necessariamente con cose vecchie. Adesso è il momento di darla via a chi la vuole per farci ciò che crede meglio; non rimpiango un momento passato a leggere quei fumetti ma adesso la mia ex camera e il garage reclamano il loro spazio. Tutta la collezione va in vendita domenica 6 giugno al mercato di Sesto Fiorentino, i primi 20 numeri originali di Nathan Never li lascio da parte per questo concorso. Se non serviranno per questo scopo pazienza, ci saranno altre occasioni per trovare loro una collocazione.

Il desiderio
Andare alla Semana Negra di Gjon, costo approssimativo 2.000 euro



Biografia

Mi chiamo Gianni Dugheri e abito a Firenze dove sono nato l’11 marzo 1969 in una famiglia numerosa, essendo io il quinto e ultimo figlio. Alla faccia della globalizzazione, ho sempre vissuto a Firenze e dintorni. Mi sono laureato in Statistica sempre a Firenze nel 1997 e da allora mi occupo di numeri visto che il mio mestiere è fare lo statistico. È la prima volta provo a partecipare a un concorso letterario e, avendo più familiarità con i numeri che con le parole, mi sento in terra straniera. Sono cintura nera di judo ma purtroppo non lo pratico più da tempo. Sono sposato da poco più di un anno con Cristina che diversamente da me per studio e per lavoro ha girato mezza Italia prima di finire a Firenze. La principale caratteristica dello statistico è la sintesi quindi, pur avendo a disposizione dieci righe, la mia biografia può finire qui con nove.

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